Decreto Liquidità: Ulteriori Misure a Supporto delle Imprese

CELF - Center of European Law & Finance | April.20.2020

In data 6 aprile 2020, il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo Decreto Legge recante "Misure urgenti in materia di accesso al credito e rinvio di adempimenti per le imprese, nonché di poteri speciali nei settori di rilevanza strategica e di giustizia" (il "Decreto"), pubblicato il giorno 8 aprile 2020 sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana,Serie generale- n. 94; si tratta del secondo dei tre decreti emergenziali a supporto dell'imprenditoria nazionale. Alla luce della Comunicazione della Commissione Europea del 2 aprile 2020, recante "Modifica del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza del COVID-19", facendo seguito al Decreto "Cura Italia" (Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18) e in attesa di quello che gli addetti ai lavori hanno rinominato "Decreto Aprile", il Decreto è stato emanato al fine di prevedere ulteriori interventi a favore delle imprese, consistenti principalmente nella concessione di garanzie statali volte a favorire la liquidità delle imprese. Tra le misure principali si annoverano:

  • SACE S.p.A. E CDP S.p.A.: SOSTEGNO ALL'ESPORTAZIONE, ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE E AGLI INVESTIMENTI

    La SACE S.p.A., appartenente al gruppo Cassa Depositi e Prestiti, può concedere fino al31 dicembre 2020garanzie in favore di banche che effettuino finanziamenti alle imprese sotto qualsiasi forma. Si tratta di circa 200 miliardi di Euro (di cui almeno 30 miliardi destinati a supporto delle PMI, ivi inclusi i lavoratori autonomi e i liberi professionisti titolari di partita IVA, che abbiano pienamente utilizzato la loro capacità di accesso al Fondo Centrale di Garanzia per le PMI) messi, di fatto, a disposizione dallo Stato per coprire, a seconda delle dimensioni dell'impresa,tra il 70% e il 90% dell'importo finanziato, subordinatamente al rispetto da parte del soggetto beneficiario di una serie di condizioni (tra cui, per esempio, il divieto di distribuzione di dividendi nel corso del 2020, l'obbligo di destinare i fondi al sostegno di spese e attività produttive localizzati in Italia, l'obbligo che il costo dei finanziamenti coperti dalla garanzia sia inferiore al costo che sarebbe stato richiesto dal soggetto erogante in relazione ad operazioni con le medesime caratteristiche ma prive di garanzia e l'impegno a gestire i livelli occupazionali attraverso accordi sindacali).

    Per poter beneficiare della garanzia, è necessario che l'impresa beneficiaria (i) al 31 dicembre 2019 - non rientrasse nella categoria delle "imprese in difficoltà", ai sensi dell'art. 2 punto 18, del Regolamento (UE) n. 651/2014 (c. 1, lett. g), e (ii) alla data del 29 febbraio 2020 - non risultasse presente tra le esposizioni deteriorate presso il sistema bancario, come definite ai sensi della normativa europea.

    La garanzia è a titolo oneroso (le commissioni annuali dovute dalle imprese per il rilascio della garanzia variano a seconda che l'impresa sia o meno una PMI), è a prima richiesta, esplicita, irrevocabile, e conforme ai requisiti previsti dalla normativa di vigilanza prudenziale ai fini della migliore mitigazione del rischio.

    La garanzia copre nuovi finanziamenti o rifinanziamenti concessi all'impresa successivamente all'entrata in vigore del Decreto, per capitale, interessi ed oneri accessori fino all'importo massimo garantito.

    Il meccanismo della concessione di garanzie, soggetto ad un aggiuntivo decreto che il MEF potrà eventualmente emanare per disciplinare dettagliate modalità attuative e operative, è così strutturato:
     
    • 90% di copertura e procedura semplificata per le imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia e un fatturato inferiore a 1,5 miliardi di Euro;

    • 80% di copertura per le imprese con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato compreso tra 1,5 e 5 miliardi di Euro;

    • 70% di copertura per le imprese con oltre 5.000 dipendenti e fatturato superiore ai 5 miliardi.

    In ogni caso, l'importo della garanzia non può eccedere il 25% del fatturato registrato nell'anno 2019 o il doppio del costo del personale sostenuto dall'azienda.

    Sulle obbligazioni di SACE S.p.A. derivanti dalle garanzie di cui sopra, il c. 5 dell'art. 1, accorda di dirittola garanzia dello Stato che risulta essere a prima richiesta e senza regresso, esplicita, incondizionata e irrevocabile. Essa si estende al rimborso del capitale e al pagamento degli interessi (insieme ad ogni altro onere accessorio). Va, sul punto, rilevato che non è ammesso il ricorso diretto da parte dei soggetti finanziatori alla garanzia dello Stato. In particolare, SACE S.p.A. svolge, anche per conto del MEF, le attività di escussione della garanzia e quelle relative al recupero crediti, salvo la possibilità di delegare tali attività alle banche stesse.

    Con riferimento a Cassa depositi e prestiti S.p.A. ("CDP"), invece, il comma 13 dell'art. 1, prevede la possibilità di concedere (sempre nel rispetto dei limiti complessivi di spesa massimo di 200 miliardi di Euro) la garanzia dello Stato su esposizioni assunte o da assumere da CDP entro il 31 dicembre 2020, derivanti da garanzie, anche nella forma di garanzia di prima perdita, su portafogli di finanziamenti concessi, in qualsiasi forma, da banche o altri istituti di cui all'art. 106 TUB a imprese con sede in Italia che abbiano sofferto una riduzione del fatturato a causa dell'emergenza epidemiologica e che prevedano modalità tali da assicurare la concessione da parte dei soggetti finanziatori di nuovi finanziamenti in funzione dell'ammontare del capitale liberato per effetto delle garanzie stesse. Tale garanzia, è a prima richiesta, incondizionata, esplicita, irrevocabile e conforme ai requisiti previsti dalla normativa di vigilanza prudenziale ai fini della migliore mitigazione del rischio.

    Le suddette misure (e, in particolare, quelle previste dai cc. 1-9) rimangono comunque subordinati all'approvazione della Commissione Europea sulla base della disciplina in materia di Aiuti di Stato. Sul punto, occorre far presente che, in data 14 aprile 2020, la Commissione europea ha chiarito che i menzionati interventi sono in linea con il quadro normativo di riferimento in materia e in particolare sono coerenti con il disposto di cui all'art. 107, par. 3, lett. b) del TFUE.

    Infine, l'art 3, al fine di massimizzare le sinergie di gruppo e aumentare l'efficacia dei meccanismi di sostegno all'esportazione, all'internazionalizzazione e al rilancio dell'economia, richiede espressamente che SACE S.p.A. e CDP concordino le strategie industriali e commerciali. A tal riguardo, CDP deve preventivamente concordare con il MEF (e di concerto con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale) l'esercizio dei diritti di voto derivanti dalla partecipazione in SACE S.p.A., la quale comunque non sarà soggetta all'attività di direzione e coordinamento di CDP S.p.A.
     

  • POTENZIAMENTO DEL FONDO CENTRALE DI GARANZIA PER LE PMI

    L'art. 13 del Decreto sostituisce l'art. 49 del Decreto "Cura Italia" e chiarisce, tra l'altro, che le misure, ivi previste, di supporto finanziario offerto alle PMI dal Fondo centrale di garanzia PMI (art. 2, c. 100, lett. a) della legge 662/1996) sono estese fino al 31 dicembre 2020 . La concessione della garanzia rimane a titolo gratuito e con un importo massimo garantito per singola impresa pari a 5 milioni di Euro, comunque nel rispetto della disciplina dell'Unione Europea. Tuttavia, il Decreto ammette l'accesso anche alle aziende che non abbiano più di 499 dipendenti.

    A tal riguardo, è prevista la copertura diretta del 90% (aumentata di un ulteriore 10% rispetto al Decreto Cura Italia) dell'ammontare di ciascuna operazione finanziaria il cui importo non superi determinate soglie specificamente individuate (in riferimento alle quali le operazioni di riassicurazione possono essere coperte nella loro totalità), previa autorizzazione della Commissione Europea ai sensi della disciplina in materia di Aiuti di Stato. Fino all'autorizzazione della Commissione Europea e, successivamente alla predetta autorizzazione per le operazioni finanziarie non aventi le caratteristiche di durata e di importo specificamente individuate alla lettera c) e d) dell'articolo in parola, le percentuali di copertura sono, rispettivamente, all' 80% per la garanzia diretta e al 90%per la riassicurazione.

    Inoltre, la Garanzia del Fondo è stata ampliata anche alla proroga della scadenza dei finanziamenti nelle operazioni per le quali le banche o gli intermediari finanziari le hanno accordate anche di propria iniziativa (lett. f).

    Fermo restando l'esclusione dei crediti classificati come "sofferenze" e in considerazione dellaratiodella decretazione emergenziale relativa al COVID-19, il nuovo disposto della lett. g) dell'art 14 estende il suo ambito applicativo alle:
     
    • società i cui crediti sono stati classificati come "inadempienze probabili" o "scadute o sconfinanti deteriorate", ai sensi della c.d. Matrice dei Conti di Banca d'Italia, purché tale classificazione non sia precedente al 31 gennaio 2020; e

    • alle imprese che, in data successiva al 31 dicembre 2019, sono state ammesse alla procedura di concordato con continuità aziendale (art. 186-bisdel r.d. n. 267/1942) che hanno stipulato accordi di ristrutturazione ai sensi dell'articolo 182-biso hanno presentato un piano attestato di cui all'articolo 67 del predetto decreto, purché, alla data di entrata in vigore del presente decreto, (i) le loro esposizioni non siano più in una situazione che ne determinerebbe la classificazione come esposizioni deteriorate, (ii) non presentino importi in arretrato successivi all'applicazione delle misure di concessione e (iii) la banca, sulla base dell'analisi della situazione finanziaria del debitore, possa ragionevolmente presumere il rimborso integrale dell'esposizione alla scadenza, ai sensi dell'art 47-bis, c. 6, lett. a) e c) del Regolamento CRR. Ai fini dell'ammissione alla garanzia non è necessario che sia trascorso un anno dalla data in cui sono state accordate le misure di concessione o, se posteriore, dalla data in cui le esposizioni sono state classificate come deteriorate, ai sensi dell'art. 47-bis, c. 6, lett. b) del Regolamento CRR.
    La lett. m) introduce una garanzia del 100%, sia in garanzia diretta che in riassicurazione, sui nuovi finanziamenti concessi da banche e operatori autorizzatiexart. 106 TUB alle PMI e alle persone fisiche esercenti attività d'imprese, arti o professioni, purché:
     
    1. venga rilasciata l'autorizzazione della Commissione Europea ai sensi dell'art. 108 del TFUE;
    2. tali attività siano state danneggiate dall'emergenza COVID-19 (attestazione da effettuare mediante autodichiarazione);
    3. i finanziamenti concessi prevedano l'inizio del rimborso del capitale non prima di 24 mesi dall'erogazione ed abbiano una durata fino a 72 mesi e un importo non superiore al 25% dell'ammontare dei ricavi del soggetto beneficiario, come risultante dall'ultimo bilancio depositato o dall'ultima dichiarazione fiscale presentata alla data della domanda di garanzia ovvero, per i soggetti beneficiari costituiti dopo il 1° gennaio 2019, da altra idonea documentazione, anche mediante autocertificazione ai sensi dell'articolo 47 del DPR 445/2000 e, comunque, non superiore a 25.000,00 euro.

    Viene, inoltre, specificato cosa si intende con il termine "nuovo finanziamento" e le condizioni previste nei casi di cessione o affitto di ramo di azienda con prosecuzione della medesima attività. La lett. n) dispone, per i soggetti beneficiari con ammontare di ricavi non superiore a 3.200.000 euro, la cui attività d'impresa sia stata danneggiata dall'emergenza COVID-19 (da autocertificare), che la garanzia di cui alla lett. c) possa essere cumulata con un'ulteriore garanzia concessa dai Confidi o altri soggetti abilitati al rilascio di garanzie, a valere su risorse proprie, sino alla copertura del 100% del finanziamento concesso.

    La lett. o) prevede la possibilità di richiedere la Garanzia del Fondo anche per le operazioni finanziarie già perfezionate ed erogate dal soggetto finanziatore da non oltre 3 mesi dalla data di presentazione della richiesta e, comunque, in data successiva al 31 gennaio 2020.

    Il secondo comma della disposizione in commento dispone, poi, specifici interventi validi fino al 31 dicembre 2020, in deroga alla vigente disciplina del Fondo di cui all'art. 2, comma 100, lett. a) della legge 23 dicembre 1996, n. 662, per le garanzie su portafogli di finanziamenti, anche senza piano d'ammortamento, dedicati a imprese danneggiate dall'emergenza COVID-19 e costituiti per almeno il 20% da imprese aventi, alla data di inclusione dell'operazione nel portafoglio, unrating, determinato dal soggetto richiedente sulla base dei propri modelli interni, non superiore alla classe "BB" della scala di valutazioneStandard's and Poor's.AGEVOLAZIONI RELATIVE AI MUTUI SULLA PRIMA CASA

    L'art. 12 del Decreto, inoltre, ha meglio precisato l'ambito soggettivo di applicazione dell'art. 54 del Decreto "Cura Italia", includendovi anche le ditte individuali e gli artigiani. Come è noto, il menzionato art. 54 ha introdotto specifiche deroghe alla disciplina applicabile al c.d. "Fondo Gasparrini" (i.e.L. n. 244/2007, art. 2, cc. 475-480, così come modificata dalla L. n. 92/2012). In particolare, detta disposizione ha accordato, per un periodo di 9 mesi dall'entrata in vigore del Decreto, una deroga alla disciplina ordinaria del Fondo, possibile grazie allo stanziamento di 400 milioni per il 2020, estendendo, a determinate condizioni, il beneficio ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti. Sul punto è da rilevare che il Decreto estende i benefici del fondo in oggetto, sempre per un periodo di nove medi dall'entrata in vigore del Decreto, anche ai mutui contratti entro meno di un anno dall'entrata in vigore del Decreto, derogando, quindi, ad una delle disposizioni corali del "Fondo Gasparrini".

    Ricordiamo che il Decreto "Cura Italia" ha altresì previsto, per tutti i casi di accesso al Fondo, a fronte della sospensione del pagamento delle rate di mutuo, il rimborso degli interessi compensativi nella misura pari al 50% degli interessi maturati sul debito residuo durante il periodo di sospensione.
  • DIFFERIMENTO DELL'ENTRATA IN VIGORE DEL CODICE DELLA CRISI D'IMPRESA E DELL'INSOLVENZA

    A causa dell'attuale contesto emergenziale, l'art. 5 del Decreto prevede il rinvio al 1° settembre 2021 dell'entrata in vigore del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14 (Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155).

    Tale rinvio trova giustificazione nella circostanza che la normativa sulle crisi d'impresa prevede specifichemisure di allertale quali sono state concepite per essere applicate in un contesto economico generale stabile; a ciò aggiungasi, inoltre, che il legislatore ha considerato il ricorso allo strumento liquidatorio come una soluzione applicabile soltanto in assenza di rimedi alternativi. E' di tutta evidenza, quindi, che, nell'attuale fase emergenziale, tale proposito difficilmente sarebbe perseguibile sul piano delle concretezze.

    Si è in presenza, dunque, di una disposizione che opportunamente prevede lo slittamento dell'entrata in vigore del Codice della crisi d'impresa così consentendo agli operatori di far uso, nell'attuale situazione d'urgenza, di strumenti già collaudati e ormai consolidati.
  • DISPOSIZIONI TEMPORANEE IN MATERIA DI FINANZIAMENTI ALLE SOCIETÀ, DI REDAZIONE DEL BILANCIO E DI RIDUZIONE DEL CAPITALE

    Va, altresì, precisato che l'art. 8 del Decreto dispone che per i finanziamenti effettuati a favore della società dalla data di entrata in vigore del Decreto e sino alla data del 31 dicembre 2020, non trovino applicazione i disposti degli articoli 2467 e 2497quinquiescc. Tale previsione disciplinare è finalizzata ad incentivare, in una situazione emergenziale, versamenti a titolo di finanziamenti da parte dei soci. Tale obiettivo è perseguito attraverso la disattivazione dei meccanismi di postergazione di tali finanziamenti, anche nell'ipotesi nella quale essi fossero effettuati da chi esercita attività di direzione e coordinamento.

    Sotto altro profilo, occorre far presente che l'art. 7 del Decreto consente alle società di redigere e approvare i bilanci operando la valutazione delle voci secondo il principio della prudenza e nella prospettiva della continuazione dell'attività. Inoltre, è permesso di tener conto della funzione economica dell'elemento dell'attivo o del passivo considerato di cui all'articolo 2423-bis, comma primo, n. 1), c. A tal fine, per evitare l'adozione di criteri difformi, è consentito di riclassificare le voci facendo riferimento alla situazione esistente al 23 febbraio 2020. Va, altresì, chiarito che la disposizione trova applicazione anche ai bilanci chiusi entro il 23 febbraio 2020 e non ancora approvati. E' solo il caso poi di precisare che resta ferma la proroga di sessanta giorni, prevista dal DL 18/2020, del termine per l'adozione dei rendiconti o dei bilanci d'esercizio relativi all'esercizio 2019, ordinariamente fissato al 30 aprile 2020.

    Inoltre, a decorrere dalla data di entrata in vigore del Decreto e fino al 31 dicembre 2020, non troveranno applicazione alcune disposizioni in materia di riduzione del capitale sociale (in particolare i disposti di cui agli articoli 2446, commi secondo e terzo, 2447, 2482-bis, commi quarto, quinto e sesto, e 2482-ter). Per lo stesso periodo non opererà la causa di scioglimento della società per riduzione o perdita del capitale sociale di cui agli articoli 2484, n. 4, e 2545-duodecies. In ragione delle presumibili difficoltà connesse al reperimento dei mezzi necessari per assicurare un adeguato rifinanziamento delle imprese, si è voluto, per tale via, evitare di costringere gli amministratori ad adempiere agli obblighi previsti dalle sopramenzionate disposizioni normative per non esporsi ad eventuali profili di responsabilità.